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gratuito.
Perché scrivere
ad uno dei nostri professionisti on-line
A cura della
redazione
Il
counselor, lo psicologo i professionisti seri che operano con competenza e
rigore e sono capaci provare empatia e di capire i dolori e le gioie degli
individui destinatari del loro intervento professionale, si lasciano guidare dal
codice deontologico come una bussola che li orienta nel rispetto delle persone
pazienti/clienti/utenti destinatarie del loro intervento proprio come una
bussola, che serve ad orientare le scelte e i propri atti comportamentali e
guidare con competenza e rigore; inoltre, dovrebbe rappresentare una forma di
password parola d’ordine che favorisce la comunicazione. Questo non significa
esercitare una professione priva di creatività e libertà operativa, La
professionalità psicologica è una crescita personale ed interpersonale sulla
base di una triangolazione bilanciata e continuativa tra "professionista,
cliente/paziente e comunità"e richiede un interscambio continuo tra la
dimensione intrapersonale ed interpersonale, e l'una implica e crea i
presupposti per l'altra.
L’intervento viene ritenuto benefico quando migliora la comprensione di sé e
degli altri e favorisce nel soggetto una condotta maggiormente consapevole della
realtà e più in sintonia con essa. Il professionista deve tutelare
prioritariamente l’individuo destinatario dell’intervento e pertanto rispettarne
la dignità, le opinioni e credenze, senza operare discriminazioni in base alla
religione, etnia, nazionalità e stato socio-economico del paziente.
La possibilità di relazionarsi on-line è una opportunità senza precedenti di
consultare un professionista senza il timore di svelare la propria identità,
significa avere la possibilità di trattare argomenti inconfessabili senza avere
l’angoscia di essere giudicati.
Per un corretto esercizio, lo psicologo, è tenuto al segreto professionale, non
rivela notizie, fatti o informazioni apprese, né informa circa le prestazioni
effettuate o programmate, poiché esso trova sostegno nell’interesse a proteggere
il paziente; Nonostante questo accade spesso che il paziente deve superare una
barriera psicologica di ostacoli e paure di varia natura, volte anche
inconsapevoli, prima di aprirsi liberamente e permettere al professionista di
intervenie nella maniera adeguata. Tutto questo può tradursi in sofferenze,
disagi oltre naturalmente a perdita di tempo e denaro. Senza nulla togliere alla
tradizionale forma di intervento face to face che rimane ancora insostituibile
rispetto a quella virtuale, rimane il fatto tuttavia che anche quest’ultima,
nonostante le numerose dibattute e note problematiche, proprio per le sue
caratteristiche di salvaguardia della privacy, della libera assunzione di
identità fittizie consente una libera esplorazione di spazi conoscitivi mai
varcati per timore pregiudizio o vergogna.
In sintesi, si potrebbe dire, che una professionalità come quella descritta e
alla quale aderiamo è quindi da interpretare in termini di “servizio” reso alla
società e all’utenza.
Oggigiorno per promuovere il benessere non basta più solo rimuovere un malessere
in atto( come prevede in parte la psic terapeutica) ma è necessario rimuovere le
cause del disagioche producano effetti patogeni (psic della salute).
Osservando l’attuale società dei quesiti sorgono spontanei: fino a dove si
spinge la ricerca del benessere? A volte non si corre il rischio di equiparare
il desiderio al bisogno? Come ci si deve porre davanti a questioni come: un
figlio a tutti i costi; uso massiccio della chirurgia plastica? Nell’art. 3 del
CD è esplicitato che un altro compito dello psic è “migliorare la capacità delle
persone di comportarsi in maniera consapevole”. L’intervento dello psic deve
quindi essere funzionale allo sviluppo e alla crescita della persona. Non si
deve fermare al problema circoscritto ma deve potenziare globalmente il soggetto
mobilitando tutte le risorse. E’ necessario sviluppare un’attenzione alla
persona come globalità e con continuità nel tempo. Come espresso anche in altri
articoli, lo psicologo deve stimolare l’autonomia cognitiva dei soggetti. Nostro
compito non è indurre opinioni ma favorire l’autonoma capacità di formazione
delle opinioni.
Gli enormi mutamenti che
contraddistinguono la nostra era ricadono sotto il nome di globalizzazione non
solo perché riguardano il globo in quanto estensione geografica ma anche e
soprattutto perché concernano sconvolgimenti profondi nell’essere umano e nel
suo essere inserito in un eco-sistema in rapidissima trasformazione. La
globalizzazione, però, in quanto processo di, non può non come una questione sia
a livello macro che micro.
Per esplicare e sostanziare il primo possiamo focalizzarci su questioni di
emigrazioni di convivenze religiose, di nuove forme di comunicazione mediata
dal computer, internet; a livello micro si pone alla ribalta la soggettività,
l’identità e la costruzione del proprio Sé, le nuove concezioni familiari
(matrimoni misti), il meticciato, l’individualismo ed i riferimenti collettivi.
In conclusione aggiungiamo che globalizzazione e cultura hanno ripercussioni
per quanto riguarda il lavoro dello psicologo ed il lavoro della psicologia
anche per quanto concerne l’insorgere di nuove propaggini disciplinari ed a
livello diagnostico.
Sotto la spinta della pressione economica dell’industria farmacologica (esempio
questione Prozac) nasce infatti oggi l’etnopsicofarmacologia sulla base degli
studi neuro fisiologici della plasticità cerebrale e sul presupposto che culture
diverse sono correlate a funzionamenti e strutture organiche e metaboliche
diverse.
Per quanto concerne, invece, l’approccio diagnostico sino ad oggi le variabili
culturali sono state considerate nel DSM IV in riferimento ai Criteria of
Adjustment Disorder; il congresso mondiale di psicopatologia svoltosi a Roma nel
2002 ha però constato come le nuove situazioni imposte dalla globalizzazione
determinino nuove forme di maladattamento, prodromi di quadri ad alto tasso di
premorbidità e comorbidità, ed ha perciò deciso di dare maggiore spazio e
rilevanza alle variabili culturali lungo l’asse dei disturbi di personalità
(asse 2) del DSM V in uscita nel 2010 e sensibilizzazione alle domande del
Cultural Formulation.
Negli ultimi due decenni si è osservato un cambiamento significativo verso un
atteggiamento di dialogo e riavvicinamento fra le varie scuole di psicoterapia
rispetto al clima fazioso e parrocchiale presente in passato.
Abitualmente nel confronto fra i diversi orientamenti psicoterapeutici ciascun
approccio si è caratterizzato per contrasto con gli altri. Per esempio, la
psicoanalisi è definita per contrasto con la terapia comportamentale per
l'enfasi posta sui processi inconsci, mentre la terapia comportamentale si
caratterizza, rispetto alla terapia psicoanalitica, per l'attenzione accordata.
Come nel caso delle differenze razziali, le qualità del gruppo di appartenenza
che sono percepite come positive mentre ad altre tradizioni si attribuisce una
qualità negativa o caricaturale. Si utilizza perciò l'altro per caratterizzare e
rafforzare i valori del sé.
Si crea così la possibilità di giungere a un dialogo che può realmente
approfondire la nostra comprensione del processo del cambiamento umano.
L’apertura al cambiamento
associata al desiderio di accompagnare le persone nel loro processo di benessere
volto alla comprensione profonda del se e dell’altro rappresenta uno scopo
fondante della nostra studio virtuale saremo felicissimi quindi di lavorare
insieme a voi. Scrivete alla nostra redazione
strategiabenessere@hotmail.it